Pensi di essere vittima di malasanità?

Intervento malriuscito, post-operatorio difficile, diagnosi sbagliata, danno permanente?

La responsabilità dei medici e della struttura sanitaria: profili giuridici

La prestazione medica genera tra i vari soggetti interessati diversi rapporti che possono essere così individuati:

1) RAPPORTO TRA MEDICO LIBERO PROFESSIONISTA E PAZIENTE AL DI FUORI DELLE STRUTTURE SANITARIE:
sono casi molto frequenti si pensi ai dentisti, agli oculisti ed ai ginecologi; è un rapporto di natura CONTRATTUALE, che richiede l'adempimento secondo la diligenza del buon padre di famiglia, qualificata professionalmente ai sensi del secondo comma dell'art. 1176; pertanto a fronte del pagamento delle prestazioni le medesime dovranno essere adeguate e improntate a professionalità; in caso di inadempimento il professionista risponderà ai sensi dell'art. 1218 per i danni causati.

2) RAPPORTO TRA MEDICO DIPENDENTE OSPEDALIERO E PAZIENTE:
per ciò che attiene al rapporto medico (dipendente ospedaliero o di struttura privata) e paziente, vi sono posizioni apertamente contrastanti che riconoscono a tale rapporto natura ora contrattuale ora extra contrattuale o addirittura ne fanno una sorta di rapporto nel quale concorrono entrambe le anime.

3) IL RAPPORTO TRA OSPEDALE (STRUTTURA PUBBLICA) E PAZIENTE:
Accanto all'orientamento più tradizionale che, come visto, è stato pure riconfermato dalla recente giurisprudenza sia di legittimità che di merito, secondo cui la responsabilità della struttura ospedaliera è di origine contrattuale, si è sviluppata un'altra linea di pensiero che, pur riconoscendo un vincolo di natura contrattuale,parla di un contratto atipico o innominato, al quale viene attribuito il nomen iuris di contratto di spedalità.
In tale contratto accanto alla prestazione principale - che è quella di assistenza medica - se ne ravvisano altre accessorie e strumentali a quella (ricovero, forniture di servizi infermieristici, ristorazione, prestazioni volte a garantire la sicurezza degli impianti e delle attrezzature nonché la sistemazione logistica, i turni di assistenza e vigilanza, la custodia del paziente) che indubbiamente allargano e completano gli obblighi contrattuali a carico dell'ospedale e contestualmente consentono all'utente una migliore tutela della sua posizione.

4) IL RAPPORTO TRA MEDICO DI FIDUCIA DIPENDENTE DELL'OSPEDALE E PAZIENTE:
Una figura certamente particolare è quella del medico di fiducia che, sia pure dipendente ospedaliero, consigli il ricovero presso la struttura in cui opera; infatti, il rapporto libero professionale con il medico di fiducia non viene meno solo per il fatto che il paziente venga ricoverato, nella struttura in cui il primo svolge la sua attività.

5) IL RAPPORTO TRA MEDICO DI FIDUCIA INTRAMURARIO E PAZIENTE:
Il legislatore ha introdotto la possibilità, per i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale che abbiano scelto di prestare la loro attività professionale esclusivamente a favore delle strutture pubbliche, di esercitare anche un'attività definibile di tipo libero professionale all'interno della struttura di appartenenza (c.d. attività intramuraria).
In questo caso, dunque, ci si trova dinanzi ad una figura del tutto particolare di medico, che si trova ad operare né come libero professionista né come dipendentedella struttura pubblica;non sembri potersi dubitare che, anche in questo caso, la struttura pubblica risponderà dei fatti dannosi eventualmente cagionati dai medici che sono suoi dipendenti e che, proprio perché tali, sono tenuti ad esercitare l'attività professionale nell'ambito (e, quindi, per definizione, in nome e per conto) dell'ente pubblico.

6) IL RAPPORTO TRA STRUTTURA PRIVATA ( CASE DI CURA) E PAZIENTE:
Il rapporto che si instaura tra la casa di cura privata ed il paziente che si rivolge ad essa, presenta rispetto a quello che sorge con le strutture pubbliche, delle pecularietà evidenti.
Infatti, il rapporto de quo agitur può nascere in maniera differente: o direttamente tra la casa di cura ed il paziente (nel caso in cui tra tali soggetti venga stipulato un contratto volto alla prestazione di cure sanitarie), oppure può trovare mediazione nella figura del medico che non sia dipendente della casa di cura, ma svolga in questa la sua opera professionale; in talultimo caso, a tutta prima, non parrebbe instaurarsi alcun rapporto tra struttura e paziente per la prestazione delle cure mediche e dunque la responsabilità della casa di cura sembrerebbe ricorrere solo nel caso in cui i danni fossero provocati da manchevolezze riconducibili a quest'ultima, mentre sarebbe esclusa nell'ipotesi in cui i danni fossero provocati dal medico non dipendente.

7) LA RESPONSABILITA' DELL'EQUIPE E DEL PRIMARIO:
Sono casi particolari di responsabilità che richiedono attenzione e valutazione specifica; nel primo caso sicché il buon andamento della prestazione medica è costituito dalla somma delle singole attività. Se una o più delle figure professionali impegnate nell'intervento commettono degli errori, e si verifica il danno, allora si deve valutare attentamente su chi ricada l'obbligo risarcitorio nel secondo caso proprio a cagione della sua posizione apicale, sottostà a regole più stringenti rispetto al semplice medico.
Infatti, il primario, in quanto medico, è tenuto non soltanto ad osservare le normali regole che disciplinano la professione, ma deve pure esercitare una penetrante vigilanza sull'operato dei suoi sottoposti, nonché preoccuparsi di emanare istruzioni e direttive per il corretto svolgimento dell'attività e verificare che siano attuate.

8) LA RESPONSABILITA' DELLO STATO: I DANNI DA SANGUE INFETTO
La salute umana è riconosciuta e garantita dall'art. 32 della Costituzione "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".
La Consulta dunque ha chiarito senza possibilità di dubbio che il problema che attiene alla contrazione di malattie a seguito di contagio subito in conseguenza di trattamenti medici imposti si atteggia sotto un duplice profilo: da un lato vi è la necessità di una previsione indennitaria, dall'altro resta sempre possibile (ove ne ricorrano i presupposti) la risarcibilità del danno ingiustamente patito. Proprio in questa duplice ottica si è risolto il caso del c.d. sangue infetto (che riguarda la trasmissione di alcune malattie a seguito di trasfusioni di sangue o di somministrazione di emoderivati).
Dunque, per un verso il Legislatore ha stabilito con la L. 210/92 successivamente modificata dalla L. n. 238/97 l'indennizzabilità del danno, mentre la giurisprudenza ha riconosciuto anche la piena risarcibilità del pregiudizio conseguente al contagio.
Nell'ipotesi ora ragionata è stata riconosciuta la responsabilità dello Stato per omissione dei doveri di vigilanza e controllo.

SU UNA COSA SOLA NON VI E' DUBBIO: INDIPENDENTEMENTE DA CHI SIA RITENUTO IL SOGGETTO RESPONSABILE (MEDICO, STRUTTURA OSPEDALIERA, STRUTTURA PRIVATA, STATO, ASSICURAZIONE) E LA NATURA DELLA RESPONSABILITA' (CONTRATTUALE, EXTRACONTRATTUALE) I DANNI SUBITI DAI PAZIENTI DEVONO ESSERE RISARCITI !!!

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